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IL CURRICULUM FILOSOFICO E TEOLOGICO ALTOMEDIEVALE COME MODELLO DI UNA ENKYKLIOS PAIDEIA

La cultura greca ha sempre sostenuto la necessità che la formazione dei giovani avvenisse in virtù di un principio di ‘circolarità’, vale a dire di una sommatoria di discipline che mostrassero fossero di supporto nella corretta interpretazione dei diversi aspetti del reale. Il fondamento della enkyklios paideia greca - cui fa apertamente riferimento Quintiliano nel primo libro della sua Institutio – risiede dunque nell’astratto valore di una formazione tanto più utile quanto più nutrita di elementi tra di loro connessi e convergenti, tutti circolarmente uniti dalla perenne e bulimica tensione umana alla conoscenza, tensione che lo stesso Aristotele pone, nell’incipit della Metafisica, come fondata nella natura stessa dell’uomo. Il confluire dei saperi pagani nell’era cristiana spinse prima i Padri e poi gli intellettuali altomedievali a una riflessione sulla collocazione di tali discipline nel nuovo curriculum studiorum cristiano. Posta infatti la Rivelazione, la curiositas – vale a dire il fondamento del modello educativo greco – viene interpretata da alcuni Padri, tra cui Tertulliano, non più come una virtù ma come un errore: l’insieme circolare delle discipline pagane non può infatti mai giungere al grado di veridicità del sapere scritturale. È con Agostino che, invece, la dimensione costitutivamente ‘cercante’ della natura umana viene ribadita e, per certi versi, trasformata. Alla curiositas greca, che ad Agostino appare come una ricerca cieca perché priva della certezza dell’esistenza di ciò che si cerca e ancora non si è ottenuto, si sostituisce il quaerere cristiano, vale a dire quel ricercare che pur non avendo raggiunto la sua mèta, non dubita (per fede) della sua esistenza. La ricerca diviene dunque nuovamente, grazie ad Agostino, l’attività principe dell’uomo, e le discipline attraverso le quali essa si esercita acquisiscono, nella riflessione agostiniana, una dimensione ‘circolare’ per certi versi più profonda e radicale di quella greca, dove pure tale modello era sorto. Se infatti la realtà è stata creata da Dio in virtù di un suo piano provvidenziale, essa è strutturata secondo nessi che è possibile per la ragione umana cogliere e descrivere; questo fanno le varie discipline che rintracciano nei vari ambiti del reale delle ricorsività universali che danno luogo a regole generali. Logica, grammatica, retorica, musica e in generale tutte le artes provenienti dalla tradizione sono dunque circolarmente collegate dalla capacità, propria di ciascuna di esse, di descrivere efficacemente un pezzo del piano provvidenziale di Dio, e di suggerire, tutte assieme, l’eufonica armonica del progetto divino. È alla luce di questa premessa che il progetto intende verificare, nei secoli successivi al magistero di Agostino, lo sviluppo di un modello enciclopedico non più fondato, come in epoca classica, su un generico proposito pedagogico, ma su una reale finalità soteriologica; lo studiosus, che per Quintiliano era l’orator capace di incuriosirsi di discipline accessorie per nutrire la sua capacità di intelligenza e descrizione della realtà, diviene invece il credente che, passando di disciplina in disciplina, e trasfondendo le conoscenze di una nelle altre, è quasi circondato da una corona di saperi che, al di là dei singoli risultati disciplinari nei quali rintraccia elementi di un progetto provvidenziale, ritrova nella comune coerenza epistemologica di tutte le artes una formidabile testimonianza dell’ordine imposto da Dio al creato.

StrutturaDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.550,00 euro
Periodo29 Luglio 2016 - 20 Settembre 2018
Gruppo di RicercaBISOGNO Armando (Coordinatore Progetto)