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IL CINEMA DEGLI ANNI SETTANTA

La ricerca si propone di studiare il cinema italiano degli anni settanta e i suoi riflessi sulla storia e la società del nostro paese. L'aspetto più originale del mio progetto è quello di usare un metodo che fonde la storia contemporanea con la forma di comunicazione, a volte d'arte, prevalente del Novecento. Di solito le ricerche si affidano ai collaudati confini delle diverse discipline, come la storia contemporanea o quella del cinema, ed evitano di considerare il cinema per quello che è ed è sempre stato: un elemento essenziale della storia della modernità. Gli storici contemporanei, fino a tempi recenti, non hanno considerato il cinema, o lo hanno considerato come un fenomeno marginale, "sovrastrutturale", della storia vera e propria. Gli storici del cinema, dal canto loro, hanno prestato maggiore attenzione all'aspetto artistico o stilistico delle opere cinematografiche, agli autori di vertice, che non al cinema nel suo insieme. Alcuni generi di cinema "popolare", trascurato dalla critica e dalla stessa storia del cinema, sono invece una straordinaria fonte sulla mentalità, individuale e collettiva, sui miti e i riti della società di massa, sulle aspirazioni degli spettatori, e quindi dei cittadini, che popolano questa stessa società. Da questo punto di vista, una ricerca che non consideri il cinema, come semplice forma d'arte o un genere riguardante solo il campo dello spettacolo, è in grado di aggiungere e completare le analisi degli studiosi che si dedicano al settore della politica, dell'economia e delle stesse scienze sociali. Da alcuni anni si è sviluppata una metodologia in grado di sfruttare appieno le molte potenzialità che una fonte come il cinema può offrire all'analisi storica e sociale di un periodo o di un paese. Come per altre ricerche portate a termine, il cinema verrà analizzato nella sua interezza e non solo come "testo". Dietro la realizzazione di un film, di qualsiasi film, vi è infatti un lungo percorso di quella che Monicelli definiva "arte applicata", in cui concorrono una serie di ambiti e di circostanze che ci permettono di ricostruire fenomeni importanti del mondo dell'economia, della politica, del rapporto con altre discipline, (dal teatro alla letteratura, della "distribuzione") e quindi dell'effetto che un determinato tema ha sugli spettatori. In questo modo, e cioè considerando il cinema come "prodotto" della propria epoca, si allarga enormemente lo spettro della fonte che si prende in esame (tutto il cinema, da quello popolare a quello dei diversi generi) e lo si analizza inserito nei "contesti" (sociali, culturali, economici, biografici) che hanno visto la sua realizzazione. Con questo metodo, applicato già in ricerche precedenti ("Scipione l'Africano" per il cinema fascista, "Bronte" sulla interpretazione del Risorgimento nell'epoca del secondo dopoguerra, i film storici degli anni sessanta che raccontano la storia dei periodi passati, ecc.), si potrà avere una più completa e approfondita conoscenza del periodo preso in esame, (gli anni settanta), che si affianca e completa quella incentrata solo sugli aspetti politici o economici del medesimo periodo. I risultati di precedenti ricerche, fondate su questo metodo, sono riscontrabili nei molti volumi pubblicati nella collana "Cinema e Storia" della Liguori che ho l'onore di dirigere da molti anni.

StrutturaDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.500,00 euro
Periodo20 Novembre 2017 - 20 Novembre 2020
Gruppo di RicercaIACCIO Pasquale (Coordinatore Progetto)