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LINEAMENTI DI UNA «METAFISICA DELL'ORDINE»

La riflessione sull’esistenza di un ordine immanente al reale e direttamente derivante dal piano provvidenziale di Dio ha accompagnato l’evoluzione del pensiero filosofico cristiano sin dalle sue origini patristiche e lungo tutto l’alto Medioevo. L’esistenza di un ‘ordo’ appare infatti, già nella riflessione dei pensatori cristiani dei primi secoli, come la diretta conseguenza dell’azione creatrice di Dio e delle leggi imposte al creato, che viene dunque descritto come una ‘machina’ al cui interno ogni parte ha una collocazione ben definita, e nel cui ambito ogni essere è chiamato a operare solo nei limiti del ruolo che gli è stato assegnato (e concesso) dal progetto divino. La descrizione genesiaca della creazione descrive, infatti, il creato come un atto di volontà di Dio che non può che generare un universo in sé coerente e, per questo, armonico. Sulla base di questo presupposto, ma anche alla luce della tradizione pagana che aveva già elaborato, in Platone, in Aristotele e nello Stoicismo, una teoria dell’universo come ordine certamente fondato su un ‘logos’, la speculazione cristiana si impegnò, sin dai primi secoli, nella formulazione di una autonoma ed efficace metafisica dell’ordine, vale a dire di un modello di pensiero nel quale ogni parte del creato apparisse come manifestazione di un’unica volontà ordinatrice.Per analizzare le modalità attraverso le quali questi presupposti confluirono nella speculazione altomedievale la ricerca si strutturerà in cinque segmenti:I. Secc. II-IV. In questa età, la speculazione latina accoglie il patrimonio filosofico greco e tenta di metterlo in relazione, più o meno polemicamente e con incostante efficacia, con il dato scritturale. Tale incrocio produce una prima, significativa opzione dottrinale carica di implicazioni speculative: la sostituzione di un anonimo ‘logos’ con una volontà personale e creatrice sottomette infatti ogni realtà alla provvidenza divina ma apre anche lo spazio alla necessità di una teodicea rispetto all’esistenza, nell’ambito di quell’ordine, del male fisico e spirituale.II. Agostino. Tale riflessione diviene ampiamente (e per certi versi drammaticamente) matura in Agostino. Partendo dallo studio del De ordine ma considerando anche le opere più tarde, la ricerca analizzerà il formarsi della opzione speculativa agostiniana (che influenzerà tutto il paradigma altomedievale sul tema dell’ordine, soprattutto in relazione ai temi dell’arbitrio umano e della provvidenza divina): la consapevolezza cioè che lo ‘studium’ del creato produce una conoscenza intuitiva del suo creatore.III. Secc. V-IX. In questi secoli, verranno analizzati i tentativi, operati in special modo da Boezio, Gregorio Magno e Isidoro, di difendere e riapplicare, in domini tra di loro diversi (le ‘artes’, la morale, la scienza umana, etc.), il modello ‘ordinativo’ agostiniano.IV. L’età carolingia. Nell’ultima parte della ricerca, si verificheranno gli esiti di tale metafisica nell’età in cui maggioramente l’idea di un ordine circolare (della realtà e dei saperi) è stata vissuta come elemento fondativo di una identità metodologica ed epistemologica, giungendo, con la sintesi eriugeniana, ai suoi massimi vertici speculativi.V. Anselmo. L’analisi terminerà con lo studio del pensiero anselmiano, inteso come ultimo e più efficace recettore del modello agostiniano e propugnatore di un ideale di massima coerenza tra i tre ‘ordines’ della realtà (‘ordo rerum’, ‘ordo idearum’ e ‘ordo verborum’) dalla cui convergenza nasce, per l’uomo, la possibilità di dare coerenza alla dimostrazione teologica.

StrutturaDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.610,00 euro
Periodo28 Luglio 2015 - 28 Luglio 2017
Gruppo di RicercaBISOGNO Armando (Coordinatore Progetto)