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LA PROMENADE, OVVERO IL MOVIMENTO DEL PENSIERO. DA DIDEROT A BAUDELAIRE

La ricerca è volta a cogliere il valore filosofico della promenade nei secoli XVIII e XIX. Nel secolo dei Lumi, ha scritto Michel Delon, la promenade diventa figura “della libertà intellettuale e dell’indipendenza morale”. In Diderot, per esempio, la passeggiata è simbolo di una ragione errabonda. Ne La promenade du sceptique (1747) o nell’esordio de Le neveu de Rameau (1762-1773), la passeggiata è pratica filosofica più che déplacement spaziale, emblema dell’inconclusività della domanda filosofica e della labirinticità del dialogo scettico.Per il Rousseau de Les rêveries du promeneur solitaire (1776-1778), invece, la promenade è lo spazio di una fantasticheria che dice il sognare ad occhi aperti ma anche il meditare profondamente, e che alla libertà del pensiero unisce l’acquietamento dell’animo.Louis Sébastien Mercier, Rétif de la Bretonne, Étienne Pivert de Senancour “scrivono, a loro modo, delle Rêveries du promeneur urbain” (Michel Delon). Ne Les nuits de Paris (1786-1788), Rétif de la Bretonne è lo spettatore notturno di una Parigi nelle cui strade si muove un’umanità oppressa da fragilità e dolori inespressi. La stessa umanità descritta dal promeneur Mercier, che, come indica la sua opera del 1781,Tableau de Paris, ha imparato a passeggiare sul pavé della capitale in maniera lesta, viva e pronta, solo modo (e ‘unico segreto’ dice Mercier) “pour voir”. In Oberman (1804), Senancour affermerà poi che la promenade che dà vero piacere è quella che “si fa senza avere un fine”: quando si va solo per andare e si cerca senza volere alcuna cosa, quando non si vuole sapere l’ora, e, a caso, si attraversano i limiti e le frontiere della città.Il promeneur solitaire di Rousseau diventerà in Baudelaire il promeneur solitaire et pensif de Le veuve, il poemetto in prosa che racconta del flâneur: un solitario, dotato di immaginazione attiva, che è sempre in viaggio attraverso il gran deserto di uomini, che ha un fine alto, vasto, diverso dal piacere fugace della circostanza, e che va, corre, sempre in cerca di quel qualcosa che si può chiamare la modernità.

StrutturaDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.610,00 euro
Periodo28 Luglio 2015 - 28 Luglio 2017
Gruppo di RicercaCOCCO Vincenzo (Coordinatore Progetto)