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DANZA E PERFORMANCE NEGLI SPAZI MUSEALI

La presenza della performance e della danza negli spazi espostivi e museali e la tendenza dei musei d’arte contemporanea a essere sempre più delle piattaforme sociali, dei laboratori permanenti sta determinando un cambiamento anche nel concepire il ruolo del curatore, che è sempre più stimolato dalla sfida di organizzare i corpi in movimento (dei performer e dei visitatori). In estrema sintesi possiamo dire che la danza e la performance stanno contribuendo a rendere i musei degli spazi dell’esperienza e al tempo stesso stimolano un ripensamento radicale della natura delle arti visive e performative e di come vadano proposte al pubblico. D’altro canto la diffusione capillare di questo fenomeno porta a problematizzare la relazione tra visitatore e opere d’arte, e a ripensare le aspettative e il ruolo stesso del pubblico. La ricerca si pone come obiettivo di indagare le radici storiche di questo fenomeno e dei concetti di danza e performance e di utilizzarli come modalità operative che funzionano come una sorta di reagente chimico all’interno degli spazi museali. I dati raccolti dalla ricognizione delle esperienze fatte nei maggiori musei a livello internazionale (video, materiali descrittivi e critici, interviste con artisti, curatori, e visitatori/spettatori) saranno utilizzati per studiare l’orizzonte teorico sotteso a queste pratiche artistiche. Quali condizioni rendono possibile l’esistenza della danza (e della coreografia) in uno spazio museale o espositivo che hanno tradizionalmente a che fare con lo statuto dell’opera d’arte in quanto oggetto? Come è possibile fare una retrospettiva di un artista che lavora principalmente con la performance/danza evitando di esporre oggetti, video, resti materiali? In che modo è possibile far fare al visitatore/spettatore un’esperienza del tempo, della durata e dello spazio ai visitatori, diversa da quanto avviene a teatro ma anche dai percorsi più consolidati negli spazi museali. Nello specifico l’indagine mira ad analizzare alcuni casi di performance e opere coreografiche presentate in questi contesti per metterne a fuoco i meccanismi di funzionamento e gli aspetti estetici. Non da ultimo la ricerca si propone di studiare la diversa ricezione dei visitatori/spettatori invitati a stipulare un nuovo patto di fiducia con l’istituzione che ospita questi eventi e con i performer, fino ai casi più estremi in cui la performance o l’opera coreografica continuano in assenza di visitatori, mettendone in discussione il ruolo. Infine, la ricerca si propone di indagare come il fatto che performance e danza siano eseguite sia nella forma finita sia in qualità di processi creativi in atto, renda lo spazio espositivo un luogo in cui il tempo della produzione, della presentazione e della fruizione sono simultanei o si accavallano di continuo, conferendo alle diverse fasi di esistenza (creazione, delle prove, della trasmissione) di una performance o di un’opera coreografica lo stesso valore. Il manifesto redatto nel 2009 dal coreografo francese Boris Charmatz, direttore del Centre Chorégraphique di Rennes e uno dei capofila della danza concettuale a livello internazionale, intitolato “Musée de la danse” costituisce uno dei punti di partenza per la teorizzazione di questa nuova tendenza, mentre i primi studi critici e teorici apparsi in ambito anglosassone, in Francia e in Germania serviranno da punto di riferimento per lo sviluppo di una teoria complessiva di questa tendenza in atto che proprio per il suo carattere interdisciplinare e internazionale si pone come innovativa.

StrutturaDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.510,00 euro
Periodo28 Luglio 2015 - 28 Luglio 2017
Gruppo di RicercaLOCANTO Massimiliano (Coordinatore Progetto)
FRANCO Susanne (Ricercatore)