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IL CRATILO DI PLATONE E LA SUA RICEZIONE

Il "Cratilo" di Platone è uno dei testi più complessi e studiati della riflessione greca sul valore conoscitivo del linguaggio. In esso vengono affrontati temi centrali come il rapporto fra parola e cosa e il problema della fondazione di quella che oggi chiameremmo "filosofia del linguaggio".Per cogliere l'effettivo significato di tale dialogo, così importante per la storia della riflessione occidentale sulla natura del linguaggio, occorre in primo luogo comprendere quale sia l'autentico obbiettivo filosofico di Platone nel presentare una così ampia e fitta serie di etimologie palesemente inconsistenti, sia sul piano dell'analisi delle parole sia su quello della natura della realtà che, secondo la prospettiva arcaica, dovrebbe rispecchiarsi direttamente nelle parole.Il metodo "etimologico", ovvero la ricerca dell'originario significato delle parole, si delinea così come una sorta di circolo vizioso ermeneutico-filosofico: si cerca di trovare questo senso originario nelle parole, ma tale ricerca risulta già in origine condizionata dalla particolare visione del mondo che, in realtà, nella ricerca del vero significato delle parole non trova altro che una infondata e filosoficamente inconsistente conferma di se stessa.Non si tratta quindi, come invece avviene nella maggior parte degli studi dedicati a questo dialogo, solo di affrontare il problema del valore e significato della complessa rete di pseudo-etimologie in esso proposte, ovvero se siano da intendersi seriamente oppure più o meno interamente in senso critico ed ironico. Uno degli aspetti finora presi poco in considerazione non solo da specialisti del pensiero di Platone, ma anche da linguisti che hanno studiato questo dialogo come uno dei documenti e momenti decisivi della riflessione occidentale sul linguaggio, è proprio quello, assolutamente centrale per comprendere il senso della prospettiva platonica, relativo alla finalità filosofica che pervade l'opera: ogni forma di sapere che pretenda di cogliere nelle parole e nella loro analisi etimologica una verità originaria ed autentica, è sempre dipendente e condizionata da una determinata visione del mondo in base alla quale si cerca nell'origine delle parole di trovare una conferma di tale visione del mondo.D'altro canto, per comprendere come la riflessione di Platone sia stata fraintesa fin dalla tarda antichità, occorre prendere in esame il "Commentario al 'Cratilo' di Proclo, nel quale viene attribuita ai nomi una funzione rivelativa riguardo l'autentica natura del reale. Proprio la combinazione tra lo studio specifico del "Cratilo" e la sua ricezione in ambito neoplatonico può fornire anche decisivi chiarimenti sui motivi che hanno determinato il piuttosto tardivo affermarsi della linguistica come forma di sapere scientificamente fondato.

StrutturaDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.510,00 euro
Periodo28 Luglio 2015 - 28 Luglio 2017
Gruppo di RicercaABBATE Michele (Coordinatore Progetto)