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'DEMOCRATIC HIGHBROW¿: LA CRITICA D'ARTE DI BLOOMSBURY TRA ELITE E CULTURA DI MASSA.

Bloomsbury è una delle avventure intellettuali più significative della prima metà del Novecento. Legati da una simile estrazione sociale, dalla stessa fede politica progressista e dall’insofferenza per le convenzioni, gli artisti, gli scrittori e gli intellettuali di Bloomsbury - Vanessa Bell, Duncan Grant, Virginia Woolf, E.M.Forster,Maynard Keynes,Leonard Woolf, Clive Bell e Roger Fry - rappresentarono in primo luogo un nuovo modo di vivere e di lavorare e archiviarono definitivamente la stagione vittoriana, traghettando la cultura inglese verso la modernità (Q.Bell,L.Woolf, Edel). Costituitosi nel primo decennio del ‘900 a partire dall’insegnamento di G.E. Moore (Johnstone, Bywater)e consolidatosi intorno all’esperienza del postimpressionismo (Spalding, Harrison, Bullen), tra le due guerre il gruppo appariva al pubblico inglese alternativamente come una roccaforte della civiltà contro la barbarie o come la detestabile cittadella del più elitario intellettualismo modernista (Williams). In questi anni, la sua reputazione si fondava anche sulla partecipazione a trasmissioni della BBC e sulla collaborazione alle pagine di Vogue. In tali sedi i suoi membri erano invitati a pronunciarsi su arte e letteratura, come agenti della high culture, cui il pubblico medio guardava con ostilità (Cuddy-Keane, Avery, Reed). Divenuto un’icona dalla fine degli anni ’60 (Marler) e non solo per la cultura anglosassone - il gruppo è oggi protagonista dell’industria culturale e continua a sollecitare la riflessione: circolo esclusivo o avanguardia democratica, autorità intellettuale o compagnia eccentrica “that lived in squares and loved in triangles”? Più precisamente: quali gli obiettivi e i risultati della 'negoziazione' dei valori del modernismo dei critici d'arte e della letteratura del gruppo? A partire dal coinvolgimento nei nuovo processi della comunicazione culturale, per esempio, Clive Bell e Virginia Woolf, hanno senza dubbio sottoposto a revisione il modello di analisi critica e il ruolo stesso del critico d'arte (C. Bell, Il piacere della pittura, a cura di A. Trotta, Milano 2012 e V. Woolf, Immagini - Pictures, a cura di F. de Giovanni, Napoli 2002). Mediatori o snob? Quale l'influenza nelle istituzioni, pubbliche e private, della cultura- es. National Gallery, Tate Gallery, BBC, Book Society, editoria specializzata e popolare? E nella ridefinizione delle metodologie di analisi critica delle forme dell'arte e della letteratura contemporanee? E che diffusione fuori dai confini della Gran Bretagna? Sebbene la fortuna americana sia ben documentata, per esempio, si dimentica in Italia la fortuna del paradigma metodologico dei critici d'arte del gruppo - Bell e Fry - negli anni 30 e 40, grazie alla mediazione di Bernard Berenson, storico dell'arte e conoscitore americano, e Leo Stein, collezionista precoce di pittura moderna ed interprete geniale, quanto incostante, dell'avanguardia francese, entrambi a Firenze, ma soprattutto grazie all'attenzione di Lionello Venturi, cfr. «L'Arte», 5, V, 1934. Questi i temi che il convegno si propone di approfondire in una prospettiva multidisciplinare, allo scopo di sollecitare anche il dibattito italiano e il confronto con le metodologie di studio fra sociologia dei processi culturali e storia dell’arte, fra economia e storia delle idee, fra letteratura e storia della cultura.

DepartmentDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
FundingFondi dell'ateneo
FundersUniversità  degli Studi di SALERNO
Cost1.650,00 euro
Project duration11 December 2013 - 11 December 2015
Research TeamTROTTA Antonella (Project Coordinator)