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LA CRIPTA DELL'ABBAZIA DELLA S.MA TRINITÀ  DI CAVA DEI TIRRENI (SA): RILIEVO GRAFICO-FOTOGRAFICO, INDAGINI ARCHEOMETRICHE E INTERPRETAZIONE DELLE STRUTTURE ARCHITETTONICHE.

Le complesse strutture sopravvissute nei livelli inferiori dell'attuale insieme chiesa-chiostro, che in origine dovevano costituire l’unico piano costruito e che, verosimilmente a partire da fine XI-inizi XII secolo, diventarono un organismo sotterraneo con la cripta ed un vasto cimitero, richiedono in primo luogo l'esecuzione di un rilievo in scala quotato, che permetta oltre che di coglierne l’articolazione spaziale, anche la verifica del rapporto architettonico con la soprastante chiesa abbaziale.Allo stato attuale, la cripta si presenta infatti come un organismo articolato su livelli diversi, che conservano elementi antichi, sia sotto forma di reimpieghi molto visibili - ma di cui si ha difficoltà ad identificare il/i monumento/i d’origine -, sia celati all'interno di murature talvolta molto recenti. L’ambiente più significativo, che conserva le tracce di maggiore antichità, è un vano quadrangolare caratterizzato dalla presenza di quattro colonne, di cui 3 libere ed una inglobata in un potente pilastro quadrangolare murato. Lo spazio tra i muri orientali e le prime due colonne è voltato a botte, mentre le tre colonne libere sostengono delle volte a crociera sulle quali si appoggia il pavimento del ‘cavedium’ del chiostro soprastante. Tali volte conservano l'impronta dall’incannucciata servita per la loro realizzazione, secondo una tecnica di tradizione romana, largamente utilizzata fino al XV sec., e che qui è attribuita alla fase di XI sec. La volta centrale, che si appoggia alle tre colonne e ad un grosso pilastro, presenta una struttura cementizia isolata rispetto alle altre ed è verosimilmente più recente. Il muro meridionale di questo primo spazio conserva ancora - tra i contrafforti che si datano forse al XVI sec. - due aperture a tutto sesto che, prima di varie aggiunte, permettevano la presa della luce e dell'aria; del lato opposto, un ampio arco a tutto sesto introduce in una vasta sala intonacata, in origine forse una cisterna, con le tracce evidenti della sua successiva trasformazione in luogo per sepolture. Questa parte della cripta è caratterizzata anche dalla presenza di tre grandi pilastri cilindrici murati, leggermente conici e rastremati, che in un’epoca successiva furono rinforzati con delle considerevoli addizioni di muratura, per aumentarne la funzione statica; il muro massiccio dov’è inglobato il primo pilastro, realizzato forse nel XVI sec. e che chiude la cripta sul lato orientale, conserva tracce evidenti di un arco e di una volta che non sono coerenti con le altre coperture contigue; entrambi sono stati interpretati come pertinenti un muro esterno di una più antica costruzione, forse i «resti di una rudimentale struttura claustrale», che si vuole assegnare all’XI sec.In tali ambienti si prevede di effettuare una serie di ortofotografie e di eventuali riprese fotogrammetriche, per tentare un lettura stratigrafica degli elevati e proporre una ricostituzione delle differenti tappe degli interventi, almeno in termini di cronologia relativa. L'utilizzazione di tecniche diagnostiche non invasive, come la termografia - malgrado numerose strutture siano incorporate in abbondanti getti di cemento che potrebbero inficiare la lettura -, potrebbe rivelarsi utile per mettere in evidenza le differenti fasi di costruzione e/o gli interventi di addizione o restauro dei muri. Le demolizioni ed i massicci rifacimenti del XVIII sec. e numerose trasformazioni dei secc. XIX e XX rendono il compito difficile ed ostacoli obiettivi si frappongono alla comprensione delle murature, ragioni per le quali un studio similare non è stato affrontato mai di un modo sistematico secondo i criteri archeologici. Una volta chiarite le principali sequenze stratigrafiche, si prevede di individuare alcuni campioni di malte da sottoporre ad un'analisi quantitativa e qualitativa, mirata a chiarire la loro composizione e la loro cronologia, basandosi sui principi dell’archeometria isotopica.

DepartmentDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
FundingFondi dell'ateneo
FundersUniversità  degli Studi di SALERNO
Cost1.650,00 euro
Project duration11 December 2013 - 11 December 2015
Research TeamLAMBERT Chiara Maria (Project Coordinator)