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RACCONTO, IMMAGINI E MEMORIA NELL'OPERA DI VESNA LJUBIÄ¿

1Partendo dalla biografia della Ljubić, la ricerca proverà, progressivamente, ad individuare ed inquadrare il suo particolare «sguardo sul mondo», che non esiteremmo a definire “antropologia visiva implicita”, così come traspare dai suoi film, in particolar modo quelli che trattano le tematiche legate all’assedio di Sarajevo durante la guerra in Bosnia-Erzegovina.Importante sarà anche inserire in un contesto storico e culturale ben delineato il “personaggio” della Ljubić.L’analisi dei suoi film può essere il pretesto per allargare la riflessione e soffermarsi non solo sulla tematica generale dell’antropologia implicita ma anche sulla questione delle tecniche di documentazione audio-video in ambito etnografico.2Si rivolgerà l’attenzione su come lo sguardo della Ljubić ed il suo lavoro di cineasta (ovvero la sua “arte visuale”) possano essere considerati una “performance critico-riflessiva” (per dirla alla maniera di Victor Turner). Infatti, i film della Ljubić sono momenti straordinari di riflessione critica e riflessiva attraverso i quali vengono mostrati e messi in discussione i meccanismi di produzione del senso nei contesti filmati (ovvero da lei indagati “implicitamente”).La tecnica filmica utilizzata si sposa con il modo in cui la Ljubić regista/artista ha scelto di ricomporre e sintetizzare la realtà vissuta interpretandola e restituendo il “concetto di guerra” attraverso una serie di microstorie narrate che sommano le esperienze degli altri alla sua vicenda personale. Questa prospettiva non è solo "implicitamente" antropologica ma combacia sorprendentemente con quell'idea di "Performance critico-riflessiva" teorizzata da Victor Turner. Nell'opera della regista bosniaca è inoltre ben visibile quella dialettica antropologica che si innesca tra comunità ed individuo indicata nei suoi studi da Bernardi.3 Infine si proverà a porre l’attenzione sulla tematica della costruzione del ricordo attraverso l’esercizio della memoria visiva e narrativa.Con la tecnica della videoelicitazione applicata ai film della regista bosniaca - "L'ultimo deviatore della ferrovia a scartamento ridotto", "Illusionisti", "Ecce homo", "Bosnian Rhapsody", ecc.- la ricerca proverà a ricostruire lo "sguardo" culturale della Ljubić. Attraverso la comparazione tra il racconto delle sue memorie e il lavoro di ideazione e realizzazione dei suoi film, si terrà conto del suo "rituale di costruzione del ricordo" nel quale la guerra è solo lo sfondo sul quale si muovono e si consumano le tante storie di individui appartenenti al contesto che la subisce.Dalle indagini preliminari risulta infatti che la Ljubić, pur favorendo il linguaggio filmico, non disdegna l’oralità per arricchire la densità di quanto espone, nella consapevolezza che le immagini (come direbbe Sorlin) pur comunicando non costituiscono un linguaggio.Infine, non si può non prendere in considerazione la realtà vissuta, durante la guerra, dalla Ljubić e dagli abitanti di Sarajevo: città baluardo della multiculturalità e della interculturalità che pure hanno dato vita alla costruzione di barriere culturali ed alla cancellazione di ciò che a Sarajevo era prassi: la convivenza sinergica tra etnie e culture differenti.

DepartmentDipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
FundingFondi dell'ateneo
FundersUniversità  degli Studi di SALERNO
Cost1.550,00 euro
Project duration11 December 2013 - 11 December 2015
Research TeamESPOSITO Vincenzo (Project Coordinator)